SI PUO' FARE... AL RISTORANTE

Per poter meglio descrivere il nostro modo di operare alleghiamo il progetto “Si può fare … al ristorante” che già è attivo da circa un anno ed ha coinvolto tre ragazze; per la sua realizzazione hanno collaborato due aziende di ristorazione, l’ASCOM di Faenza in un primo tempo ed oggi l’ente di formazione Engim di Ravenna per permettere ai ragazzi un vero e proprio stage lavorativo.

Altri enti ed aziende dovranno essere coinvolte per realizzare i progetti di inserimento di tutti i ragazzi ma siamo fiduciosi che si possa fare.

TITOLO DEL PROGETTO FORMATIVO: “SI PUO’ FARE….AL RISTORANTE”

ASSOCIAZIONI ED ENTI COINVOLTI NELLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO: Ass. G.R.D. Faenza , ASS. De Gusti, Insegnamento di Pedagogia Speciale Università di Bologna.

PERSONE INSERITE NEL  PERCORSO FORMATIVO: numero dei ragazzi, tutor e docenti: inizialmente valuteremo 3 dei 9 ragazzi di riferimento per poter iniziare. Ciò non significa scartare gli altri ma valutare quali, sia per competenze che per attitudine, che per orari disponibili, che per desiderio delle famiglie, vogliono partecipare al progetto

SEDE DI SVOLGIMENTO DELLE LEZIONI:  saranno le sedi dei ristoranti aderenti al progetto; inizialmente il ristorante San Biagio Vecchio di Faenza e il ristorante La Madia di Granarolo Faentino

GIORNATE E ORARIO DELLE LEZIONI: 2/3 pomeriggi a settimana dalle 16 alle 19 – 1 o 2 ragazzi in compresenza con l’operatore ogni pomeriggio dopo che gli operatori stessi avranno svolto un periodo di conoscenza del contesto.

BREVE PRESENTAZIONE GENERALE DEL PROGETTO: Un gruppo di famiglie con ragazzi disabili intellettivi adulti aderenti all’ass. GRD, stanno intraprendendo un progetto di ricerca formazione azione in collaborazione con l’Università di Bologna – dipartimento di Scienze dell’educazione. Tale percorso ha come obiettivo principale l’individuare le competenze che i ragazzi hanno, farle evolvere e maturare al fine di farle diventare utili ed adeguate per poterli inserire nel mondo del lavoro.

Grazie alla promozione e divulgazione sul territorio del progetto, è nato un dialogo con Igor Morini, gestore del Ristorante S. Biagio di Faenza e Francesco Bucci, gestore del Ristorante La Madia di Granarolo faentino entrambi soci dell’ass. De Gusti che raccoglie alcune decine di ristoratori nel territorio faentino e si è pensato fin da subito che l’inserimento dei ragazzi all’interno di alcuni ristoranti potesse essere una risorsa per la concretizzazione del progetto

CONTENUTI:

ESPERIENZA LAVORATIVA (un’esperienza lavorativa possibile),

  • Si precisa che quando si parla di lavoro si dovrà pensare a ruoli ed a mansioni possibili per i ragazzi a cui ci riferiamo o relativamente al lavoro complessivo o a porzioni di lavoro possibili per loro in quanto bisognerà progettare l’inserimento lavorativo in modo che non produca i rischi di disorientamento sia per i ragazzi che per le aziende disponibili a tali opportunità formative.
  • Il lavoro deve significare, per i nostri ragazzi, entrare in un contesto fuori dalla famiglia con una organizzazione regolamentata rigorosamente a cui bisogna adattarsi (prima di adattarsi conoscere per poterlo fare adeguatamente), vivere un’ esperienza relazionale con delle direttive in contesti e condizioni reali, essere in un contesto dove i referenti non sono i né i genitori, né gli operatori.
  • DESCRIZIONE DEGLI OBIETTIVI
  • Il contesto lavorativo dovrà fornire ai ragazzi molta disciplina nel rispetto dei ruoli, delle gerarchie e in tal senso si dovrà pretendere rispetto delle regole e dovrà essere assolutamente rigoroso il comportamento di chi sarà con loro: niente vezzeggiativi, smancerie o atteggiamenti confidenziali o esageratamente affettuosi,…
  • L’affettività dovrà essere espressa nel rispetto e nella fiducia reciproca assolutamente non nel permettere atteggiamenti permissivi che sfociano in forti rischi di infantilismi comportamentali.
  • Pertanto i ragazzi potranno entrare nei contesti in cui effettueranno l’esperienza lavorativa solo e soltanto con un progetto supervisionato che sarà realizzato tenendo conto sia delle competenze di partenza di ciascuna persona con bisogni speciali che delle reali possibilità soggettive e contestuali da mettere in atto in situazione.
  • Un primo periodo molto delicato: iniziare con una chiarezza e consapevolezza da parte degli operatori.

Il primo periodo di inserimento nel contesto per l’esperienza lavorativa è molto delicato e necessita di progettazione e di attenzioni molto particolari. Nella nostra esperienza – nelle esperienze positive – vi sono stati diversi “sopraluoghi attivi” pre-inserimento da parte di un operatore (senza il ragazzo o la ragazza da inserire) al fine di comprendere i climi relazionali, le atmosfere, i ritmi lavorativi per capire quali competenze occorrono per svolgere una mansione o se è più funzionale e possibile più mansioni, per riflettere sul contesto lavorativo al fine di non far sentire il senso di estraneità, e mettere in grado la persona con bisogni speciali di collocarsi chiaramente nel contesto lavorativo. Importante è mettere in grado l’operatore di conoscere le modalità di svolgimento del lavoro, degli eventi che possono emergere nel contesto, di capire l’organizzazione lavorativa, per pattuire ciò che è possibile e ciò che è difficile per la persona con bisogni speciali, per studiare la situazione, per informare gli appartenenti all’Azienda di certe modalità relazionali da mettere in atto con la persona con bisogni speciali.

  • Un sopraluogo della durata di alcuni giorni che dovrà essere per l’operatore un vero e proprio lavorare senza la persona da inserire. Un periodo di osservazione per calibrare il progetto di esperienza-lavoro (per apparire esperto alla persona con bisogni speciali in modo da essere uno di cui ci si può fidare per i suoi consigli).
  • Praticamente prima della persona con deficit dovrà essere valutato l’operatore se è capace di agire adeguatamente nel contesto ristorante. Il fatto di non avere deficit non significa essere in grado di saper comprendere e saper gestire la relazione con il pubblico, con la complessità presente in un contesto lavorativo quale il ristorante. Spesso chi usufruisce del servizio, il Cliente non si rende conto della complessità organizzativa e dell’importanza relazionale del personale, responsabilità che mette in gioco l’immagine: insieme alla qualità delle portate il servizio è fondamentale. Più il ristorante è organizzato più il Cliente ha l’impressione che tutto vada liscio, più sembra tutto semplice più profonda e complessa è l’organizzazione, più alta la professionalità dei gestori.

IL CONTESTO

  • I contesti per i ragazzi che faranno l’esperienza lavorativa sono molto importanti come le modalità relazionali e le atmosfere che caratterizzano un determinato ambiente.
  • L’operatore dovrà individuare le situazioni, i tempi, le modalità più adeguate per poter proporre un ambiente e mansioni idonee alle problematiche dei ragazzi.
  • Alcuni esempi:
    • non iniziare da momenti in cui vi è molta clientela ma da giornate in cui vi è poca gente,
    • far impadronire degli spazi nell’organizzazione dei tavoli e l’apparecchiatura di questi,
    • partecipare alla pulizia da quella del pavimento a quella delle vettovaglie… tutte attività che fanno capire la sottostante organizzazione complessiva del ristorante attraverso il fare
    • portare il ragazzo con deficit al ristorante (preferibile diverso da quello in cui si farà l’inserimento lavorativo) facendo notare l’organizzazione, il modo con cui sono poste le posate, il menu, ecc.. Questo per poi far riconoscere l’analoga organizzazione nel ristorante dove si svolgerà il tirocinio lavorativo.
    • nel percorso formativo del “tirocinio lavorativo” realizzare delle simulazioni.

Per la formazione è stato molto utile guardare stralci di film in cui vi erano scene relative a momenti al ristorante, in pizzeria, in cucina.

Molte scene di film permettono di riflettere sugli atteggiamenti, sulle performances, sui portamenti, sugli errori, il film si può fermare, tornare indietro per rivedere,… anche essere videoregistrati durante le simulazioni permette di valutare il proprio comportamento (sono itinerari che andrebbero bene anche per il personale al di là dei deficit).

TORNANDO AL PERCORSO FORMATIVO- TIROCINIO

  • Inizialmente il ruolo e la responsabilità della persona con deficit dovrà essere di aiuto, di “assistente” dell’operatore per poter vedere nei comportamenti dell’operatore, dal suo comportamento non da molte spiegazioni (producenti spesso rischio di confusione) ma dalle azioni: un vedere-esperire cosa fare, come e quando.
  • La persona con deficit, per così dire, inizialmente dovrà “porgere i ferri”, dovrà imparare a specchio, imitando l’operatore per apparire competente, per fare bella figura.
  • Esempio di come relazionarsi:
    • “Sai Giulio il primo impatto è quello che conta, se fai bella figura all’inizio poi … io sono stato prima di te in questa situazione e ti insegnerò tutti i trucchi per fare bella figura e per riuscire bene,… guarda me, guarda come faccio io e non ti preoccupare” questa dovrà essere la relazione che l’operatore dovrà saper creare.
  • I ruoli e le responsabilità che si dovranno attribuire alla persona con deficit nel primo impatto con il luogo di lavoro dovranno far parte strutturalmente già delle sue competenze che saranno orientate dall’operatore per far bella figura (si dovranno provocare transfer di competenze).
  • Il periodo di sopralluogo che l’operatore andrà a svolgere nel contesto lavorativo prima dell’inserimento dovrà individuare mansioni ed attività che i ragazzi sanno e possono eseguire. Tali mansioni dovranno essere organizzate in modo da iniziare l’inserimento tali da determinare responsabilità lavorative possibili per il ragazzo.
  • Mansioni che dovranno essere nel percorso che chiameremo di “tirocinio” riconoscibili dai colleghi di lavoro quali utili (i ragazzi con deficit, con la loro sensibilità, sicuramente si accorgerebbero se si affidasse loro un lavoro inutile che vivrebbero come mortificante e quindi provocatore di un non serio impegno).
  • Mansioni quindi utili, attive e, nello stesso tempo, possibili ed organizzate in relazione alle abilità e competenze.
  • Il contesto lavorativo e la compresenza dell’operatore dovrà proporre modalità attente a valorizzare i ragazzi in particolare nei primi giorni per poterli accompagnare serenamente e con disponibilità verso l’apprendere il cosa e come fare.
  • L’Operatore dovrà accompagnare il ragazzo a percepire il contesto lavorativo con le sue rigorose regole, con le gerarchie di ruoli da rispettare, un contesto complessivamente faticoso ma dinamico e produttore di soddisfazioni.

Se dovessimo ipotizzare un contesto lavorativo adeguato per i nostri ragazzi si potrebbe collegare a situazioni di “benessere” come lo è un ristorante o potrebbe essere un “Centro Benessere”, terme, …

Un contesto e situazioni lavorative dove il fare è esplicito, visibile, dove il proprio ruolo e mansioni si possono comprendere tramite le azioni, i gesti, anche con poche parole chiaramente. Un contesto e mansioni che  presentano chiaro cosa si dovrà fare, cosa fanno gli altri, cosa richiedono gli altri da te.

Un contesto in cui si è sempre attivi ed attraverso il guardare, l’agire si impara ad essere adeguati alle situazioni ed alle richieste.

L’esperienza lavorativa che i ragazzi svolgeranno, non è detto che sia l’unica possibilità, né il lavoro che nel futuro dovranno intraprendere, ma il contesto ristorante può essere l’occasione per fornire ai ragazzi un’esperienza, in un ambiente dinamico ed accogliente, che gli proponga la possibilità di maturarsi cognitivamente ed emotivamente nella relazione.

Importante: per quanto riguarda l’organizzazione delle abilità da apprendere queste non possono essere organizzate in relazione a soliti percorsi formativi, ma dovranno essere riconosciuti via via che questi vengono appresi dai ragazzi. Una modalità di organizzare le performance da raggiungere a posteriori.

Fondamentalmente deve essere l’operatore in grado di aver padronanza e saper eseguire quelle performance che sono ritenute di base dal datore di lavoro, in questo caso dai dirigenti dell’azienda che fornisce l’opportunità del tirocinio formativo alla persona con deficit. Pertanto l’operatore dovrà riportare su di sé, dimostrando di essere in grado di metterle in atto, quelle competenze e/o obiettivi formativi che dovrà trasmettere ai ragazzi con deficit non in tempi schematicamente organizzati, ma man mano che le occasioni presentano la possibilità di acquisire la competenza.

Gli obiettivi formativi dovranno essere concordati con il personale dell’azienda quindi prima acquisiti dagli operatori per poi successivamente, nel percorso, in gerarchie non precostituite fatti acquisire ai ragazzi.

L’operatore quindi dovrà avere uno schema proprio degli obiettivi da trasmettere e organizzare gli obiettivi da raggiungere in modo da poter essere riconoscibili rispondendo alla seguente domanda “se uno raggiungesse o mostrasse ognuna di queste performance, potrei dire che ha raggiunto l’obiettivo?”.

  • A solo titolo esemplificativo, le performance potranno essere di questo tipo (naturalmente vanno concordate con il personale dell’azienda):
    • apparecchiare adeguatamente un tavolo (da 2, da 4, da 6 persone…)
    • riconoscere se le stoviglie sono perfettamente pulite o meno
    • riconoscere la posizione dei diversi tavoli al fine di servire in relazione agli ordini richiesto da quel determinato tavolo

VERIFICA DI APPRENDIMENTO DEI CONTENUTI

La fase conclusiva del progetto potrebbe essere verificare il raggiungimento individuale degli obbiettivi e dare il primo “stipendio ai ragazzi”.